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Gorroppu_5
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Informazioni generali

Di cosa si tratta: è uno dei canyon più famosi d’Europa grazie alle sue alte pareti. Se ne visiterà il tratto iniziale fino a dove iniziano le difficoltà tecniche. Per una felice coincidenza, le parti più belle si trovano in questa zona.

  • I mezzi di trasporto: Fuoristrada Land Rover ad otto posti.
  • Le strade: parte asfaltate e parte in sterrato.
  • La durata: dalle 8,30 alle 14,00
  • Quanto si cammina: al canyon si arriva in circa 30’ a piedi. La visita all’interno è facile e dura circa due ore, comprese le soste.
  • Cosa mettere: almeno un paio di scarpe tipo ginnastica, robuste, con calze e abiti adatti alla stagione.
  • Cosa portare: almeno 1,5 litri d’acqua a persona.
  • Difficoltà: escursione adatta a persone toniche in grado di camminare su
    sentiero ripido ma facile.

SU RICHIESTA LE ESCURSIONI POSSONO ESSERE DIVERSAMENTE
CONFIGURATE

ProgrammA

Partenza in fuoristrada da Dorgali o Cala Gonone;
attraversamento della vallata di Oddoene e del Rio Flumineddu.
Prosecuzione su strada sterrata all’interno del parco dell’Ente Foreste, fino alla località di Serra Maulò, circa 200m di dislivello sopra la Gola.
Inizio del percorso a piedi lungo un sentiero, a tratti ripido ma non pericoloso, ombreggiato dalla macchia mediterranea, sino alla Gola di Gorroppu. Visita facile all’interno. Rientro. Su richiesta, eventuale pranzo presso un ovile tipico supramontano con i cibi della Barbagia o, in alternativa, pranzo al sacco.
Pomeriggio: visita alla domus de jana di Biduai e alla chiesa campestre di N.S. di Buon Cammino.

Notizie

La vallata di Oddoene separa le due zone supramontane del comune di Dorgali. Qui esiste,oltretutto, la chiesa campestre seicentesca di Buon Cammino, citata dal Lamarmora nel suo libro Itinerario dell’isola di Sardegna. Sorge su rovine di epoca romana. Il percorso di avvicinamento si snoda infatti lungo una parte dell’antica strada consolare “Karalis-
Olbiam”. La Gola di Gorroppu è uno spettacolare canyon carsico di circa un milione di anni di età, le cui pareti raggiungono e superano i trecento metri di dislivello. In tutta tranquillità si può visitare una interessante porzione del suo sviluppo totale.

 

CURIOSITÀ

Spesso ci chiedono se GORROPPU vada scritto con una o due « p».
Riportiamo qua sotto un chiarimento, trovato in internet, del prof. Pittau in merito all’uso delle consonanti esplosive forti o lunghe in posizione intervocalica nella Lingua sarda.
“Nella pratica, per individuare una consonante esplosiva forte o lunga in posizione intervocalica è sufficiente vedere se essa sonorizza oppure no in qualche dialetto sardo: se non sonorizza, significa che è forte, per cui va sempre scritta con la relativa lettera duplicata. Ad esempio, in nessun dialetto sardo istraccu, itte, maccu, fattu, notte, sette, otto, tottu, ecc. sonorizzano in *istragu, *ide, *magu, *fadu, *node, *sede, *odo, *todu, ecc.; questa circostanza assicura che le rispettive consonanti esplosive sono forti, per cui vanno sempre scritte con la duplicazione della lettera.
La proposta che è stata fatta di recente ed in parte anche seguita da qualche autore, di non duplicare mai le suddette consonanti esplosive sorde in posizione intervocalica è da attribuirsi a qualche studioso forestiero che finora ha dimostrato di non “sentire” esattamente i vari fonemi della lingua sarda oppure a sedicenti studiosi sardi che non hanno mai condotto seri studi linguistici e soprattutto etimologici.”

O, ancora,
“….Infine, siccome tutti riconoscono che qualcosa di buono l’ha pure fatto la fantomatica “Commissione Regionale per la Lingua Sarda”, si deve sapere che ..(omissis)……ha difeso la scrittura tradizionale e etimologica delle consonanti esplosive sorde in posizione intervocalica:
appo, itte, maccu, notte, otto, sette, tappu, ecc., mentre ha condannato la scrittura apo, ite, macu, note, oto, sete, tapu ecc.
Per riconoscere se le consonanti esplosive sorde c, p, t, si devono scrivere singole oppure doppie (….) vale questa regola:
1) Quando le consonanti sorde c, p, t in qualche dialetto sardo si sostituiscono nelle corrispondenti sonore g, b, d, vuol dire che sono deboli: per es. zocu “gioco”, papa “papa”, vita “vita” in qualche dialetto sardo si modificano rispettivamente in zogu, paba, vida.
2) Quando le stesse consonanti in nessun dialetto si modificano nelle corrispondenti sonore g, b, d, allora vuol dire che sono forti: per es. macu “matto”, goloppe “varietà d’uva da tavola”. attu “atto” non si modificano mai rispettivamente in magu, golobe, adu.
In conseguenza di questo, si scrivono e si devono scrivere precisamente appo “ho”, attere “altri”, atteru “altro”, itte “che cosa”, tottu-a “tutto-a”, mattessi “medesimo”, perché non cambiano mai rispettivamente in abo, abidu, adere, aderu, ide, todu-a, madessi.”
Massimo Pittau – Lingua e civiltà di Sardegna – edizioni della Torre 2004

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